LA DIVINA COMMEDIA  - Pavia Trasgressiva

LA DIVINA COMMEDIA - Pavia Trasgressiva

Allor fu la paura di sentirlo dietro un poco m' irrequieto,


che nell'orello mio s'infilasse e durasse


la notte ch'ì passai con tanto male.


 


E come quei che con voglia lena affannata e condannata,


uscito fori dalla braga arriva,


si volge verso il mio dietro conturbato,


 


cos'ì la verginità mia, vola via,


mi volsi a retro e rimasi male a veder quel'animale


che non risparmiò il buchetto mio.


 


Poi ch'èi osato il ragazzo mi procurò un prolasso,


ripresi la cremina a vasellina,


si che 'l pene suo sempre era il più grosso.


 


Ed eco, quasi il piacer comincia a sentirsi,


una penetrata leggiera e passeggera,


che di trasgressione e passione era fatto;


 


e non mi si vede dinanzi al volto ma dietro si sente molto,


anzi 'mpediva tanto di reagire potevo solo somatizzare,


ch'ì fui per riprenderlo più volte.


 


Temp' era dal principio del mattino che lo prendevo stando supino,


e montava con la sua clava ch'era con lui quando l'amor divino mosse di prima quelle cose belle;


si ch' a bene sperar un'altra volta nell'orello il suo uccello di quella fiera trasgressiva e passiva


 


l'ora del tempo e la dolce sensazine di quella stagione;


ma si che paura non devi avere disse


la vista che m'appare un pervertito l'amico di Tito.

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